11/1/2005: La Macchia

Diciamo che sembro una figa facile da scopare ma purtroppo le cose non stanno esattamente così. Il tipo era il classico "usa e getta" da consumare subito - nient'altro, m'andava proprio di fotterlo. Uscimmo insieme per un po', ma cazzo, che dico, una volta mi portò a mangiare la pizza e quella volta decisi che "stasera cade". All'inizio prometteva bene, lui con la fica aveva un feeling, non la scavava come fosse stata un orecchio che gli fa prurito, e tutto il tempo mi mandava sguardi importanti... "Piccola, e adesso vedrai cosa ti aspetta, oooh sì..." Ed io tutta bellina aspettavo un suo "passaggio" significativo dove la cosa si sarebbe decisa oppure no. E quando il petting fu sufficiente, decisi di metterlo di fronte al task più difficile, della serie partenza in salita con il freno a mano inserito alla scuola guida - la scopata classica. Chi sa farlo bene alla pecorina, sa il mestiere. Tanto per iniziare, dove hai le mani? Le tieni sul culo, sì?, o per caso sull'appoggiatesta? E vai a scopare così?! Ma per favore... No, i palmi devono tenere il culo stretto stretto. Dai lati, immaginati una cagna in calore, e devono tirare da vicino, il culo deve sbatterti sulle palle. Un mezzo stupro, hai capito bene. Nahhh, ts-ts... nè, nè, nè! Nèèèè! Quando hai preso il culo in maniera mascolina, devi "metterlo". Ma non con la mano! Non è mica una gomma da masticare con cui tappi un buco. E' duro! Di solito allarga da solo la fichetta bagnata e ci scivola dentro. Niente mezze penetrazioni, dai. Fammi vedere subito quello che hai, tutte le carte in tavola. Io non devo capire dove sono, intesi? Fammi vedere le stelle anche se non c'è il tettuccio. E poi fotti. Fotti e rifotti. Ti annoi? Scivola dentro, fermati in fondo, tirami per i capelli e baciami in bocca. Profondamente. Mi piace sentire qualcosa in bocca. Non ridere e non parlarmi. Non chiedermi "come sta la fica". E fotti fino alla fine. Ma questo qua neanche fosse stato in palestra era spompato già dopo un set di dieci fori. Ed io cosa dovevo fare? Lo guardavo fermo lì, il corpo di un bianco preoccupante, la mano sulla fronte... tre set di questa tiepida pseudo-scopata, ed infine l'apoteosi, il mitico climax: "Adesso vengooo!" Come il bambino che deve cagare... "Strucca, strucca". Ma vieni su tu, stronzo merdoso! Ma dico, ci sono ancora le gnocche che scopano "ma tiralo fuori in tempo" per non rimanere incinte? Vieni da maschio, e non fare quella faccia sbattuta. Riempimi e spostati. Risparmiami i bacini di consolazione. Sono qui per me stessa e per fare quello che abbiamo fatto. Per modo di dire... Non mi sono sacrificata, però dopo un bacio così demente comincio a chiedermi... e non parlarmi più della scopata, ok? Adesso possiamo fare quello che vuoi. Però sarebbe meglio se tu alzassi il sedile e mi portassi a casa. Soltanto i cattivi scopatori adesso si mettono a commentare... Sdraiati "schiacciati" come dopo una rissa a pugni, respirano profondo, giustificano le loro azioni (eeeh, se non m'avesse preso, con quella mazza da dietro l'avrei spedito in traumatologia!). Sanno che non era lui "l'eletto". Lui stava così, su quel povero sedile inzuppato, con la faccia contratta nel tentativo di mascherare la frustrazione ed il cazzo obsoleto. Come il quadro di un mutilato di guerra, il corpo impotente, disgustoso, inutilizzabile. Lui ti fa un po' pena, ok, però è indescrivibile quanto lontana vorresti essere da tutto questo. La medusa in secca ebbe ancora qualche contrazione e lì io girai la testa verso il finestrino. Dalla nausea. Dovevo mordermi le labbra per non vomitare. Lennox Lewis Vs. Mickey Mouse. Per quanto fosse repellente da vedere così sanguinante, rotto, brutalmente dominato e fottuto, scattava comunque qualche domanda sullo spirito sportivo, l'importanza del partecipare e non... Porca miseria. Dopo una scopata così avvilente, la miseria va compensata con il delitto verbale. L'imbarazzo gli cresceva ancor di più nella voce. Più sottile e stridula di quando ancora nessuno dei due sapeva quanto male faccia QUELLO. "Cooosa c'èèèè? Ma ti sta tremando il mento, ah, piccola?" Lo guardai come se m'avesse ammazzato la mamma, e lui stile "e adesso?" mi diede una pacca sulla coscia ancora nuda. "Adesso te la sei cucita. Ti ho spaccata per bene, eheh, ci siamo. Eh sì, adesso stai lì buona buona. Ti ho sbattuto alla grande." Tutto compreso di sè farneticava con un essere immaginario sul volante. "Dai, gira qui." Non ce la facevo più davanti a tanta miseria, cominciavo a vederci doppio. Le scopate non devono essere così e non devono finire così. Con me che faccio la vittima sacrificale. "Perchééé?", si preoccupava. "Per scoparmi." "Ma come! se ti ho montata, ti ho infilata come uno spiedino sul cazzo, le palle mi schizzavano zio cantante!" cercava di autoconvincersi sputando squallide volgarità a nastro. "Non è andata così." Non mi faccio fare fessa da nessuno. Almeno bisogna dirlo, altrimenti a parte il sito anche questa sera sarà il solito incubo. "Maaa, domani mattina io lavoro, devo alzarmi presto!" "Vuoi girare, per piacere?" " Non posso..." "Anche il volante non ti funziona?" certo, certo. "IO non posso." Eravamo già arrivati davanti a casa. "Guarda che non mi hai scopato. Ma se ti fa piacere crederlo, credilo pure." La bazzetta gli tremava. "Scusami...", inghiottiva il rospo e si girava a testa bassa. La luce della strada, i container blu per i rifiuti umidi, i primi muratori che andavano al lavoro. Uscendo dalla macchina mi parve di uscire da un lager. Negli angoli degli occhi mi si raccoglievano le lacrime. Da lontano lui che sbraitava "Nessuna s'è mai lamentata! Sai che significa? Che la TUA Figa non funziona! Ah!" Quanto avrei voluto, alle cinque di mattina, chiamare tutti i miei ex che mi scopavano bene, e dirgli che li amavo. Su in camera da letto, sul pavimento erano sparpagliati reggiseni, reggicalze, calzini. Qualche ora fa mi facevo tutta carina, impaziente di uscire con questa merda. Cosa diavolo è successo? Lasciai che le mutandine bianche di pizzo, con la striscietta grigiastra gia' asciutta, mi scivolassero giù da sole. Cominciai a piangere rumorosamente, tutta rannicchiata sulla sedia del vanity. Sentivo freddo, ma non avevo la forza di andare a letto, e fuori la luce proditoria dell'alba. Tutti quei fazzoletti bianchi sparsi sul parcheggio ormai si vedevano benissimo. Devo, dai, alzati. Sulla sedia è rimasta la "poccetta" del suo sperma. Ha corroso la pelle e non sono più riuscita a toglierla. Una ferita più profonda della pelle.

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