| Diciamo che sembro una figa facile da scopare ma purtroppo le cose non
stanno esattamente così. Il tipo era il classico "usa e getta" da consumare
subito - nient'altro, m'andava proprio di fotterlo. Uscimmo insieme per un po',
ma cazzo, che dico, una volta mi portò a mangiare la pizza e quella volta decisi
che "stasera cade". All'inizio prometteva bene, lui con la fica aveva un
feeling, non la scavava come fosse stata un orecchio che gli fa prurito, e tutto
il tempo mi mandava sguardi importanti... "Piccola, e adesso vedrai cosa ti
aspetta, oooh sì..." Ed io tutta bellina aspettavo un suo "passaggio"
significativo dove la cosa si sarebbe decisa oppure no. E quando il petting fu
sufficiente, decisi di metterlo di fronte al task più difficile, della serie
partenza in salita con il freno a mano inserito alla scuola guida - la scopata
classica. Chi sa farlo bene alla pecorina, sa il mestiere. Tanto per iniziare,
dove hai le mani? Le tieni sul culo, sì?, o per caso sull'appoggiatesta? E vai a
scopare così?! Ma per favore... No, i palmi devono tenere il culo stretto
stretto. Dai lati, immaginati una cagna in calore, e devono tirare da vicino, il
culo deve sbatterti sulle palle. Un mezzo stupro, hai capito bene. Nahhh,
ts-ts... nè, nè, nè! Nèèèè! Quando hai preso il culo in maniera mascolina, devi
"metterlo". Ma non con la mano! Non è mica una gomma da masticare con cui tappi
un buco. E' duro! Di solito allarga da solo la fichetta bagnata e ci scivola
dentro. Niente mezze penetrazioni, dai. Fammi vedere subito quello che hai,
tutte le carte in tavola. Io non devo capire dove sono, intesi? Fammi vedere le
stelle anche se non c'è il tettuccio. E poi fotti. Fotti e rifotti. Ti annoi?
Scivola dentro, fermati in fondo, tirami per i capelli e baciami in bocca.
Profondamente. Mi piace sentire qualcosa in bocca. Non ridere e non parlarmi.
Non chiedermi "come sta la fica". E fotti fino alla fine. Ma questo qua neanche
fosse stato in palestra era spompato già dopo un set di dieci fori. Ed io cosa
dovevo fare? Lo guardavo fermo lì, il corpo di un bianco preoccupante, la mano
sulla fronte... tre set di questa tiepida pseudo-scopata, ed infine l'apoteosi,
il mitico climax: "Adesso vengooo!" Come il bambino che deve cagare... "Strucca,
strucca". Ma vieni su tu, stronzo merdoso! Ma dico, ci sono ancora le gnocche
che scopano "ma tiralo fuori in tempo" per non rimanere incinte? Vieni da
maschio, e non fare quella faccia sbattuta. Riempimi e spostati. Risparmiami i
bacini di consolazione. Sono qui per me stessa e per fare quello che abbiamo
fatto. Per modo di dire... Non mi sono sacrificata, però dopo un bacio così
demente comincio a chiedermi... e non parlarmi più della scopata, ok? Adesso
possiamo fare quello che vuoi. Però sarebbe meglio se tu alzassi il sedile e mi
portassi a casa. Soltanto i cattivi scopatori adesso si mettono a commentare...
Sdraiati "schiacciati" come dopo una rissa a pugni, respirano profondo,
giustificano le loro azioni (eeeh, se non m'avesse preso, con quella mazza da
dietro l'avrei spedito in traumatologia!). Sanno che non era lui "l'eletto". Lui
stava così, su quel povero sedile inzuppato, con la faccia contratta nel
tentativo di mascherare la frustrazione ed il cazzo obsoleto. Come il quadro di
un mutilato di guerra, il corpo impotente, disgustoso, inutilizzabile. Lui ti fa
un po' pena, ok, però è indescrivibile quanto lontana vorresti essere da
tutto questo. La medusa in secca ebbe ancora qualche contrazione e lì io girai
la testa verso il finestrino. Dalla nausea. Dovevo mordermi le labbra per non
vomitare. Lennox Lewis Vs. Mickey Mouse. Per quanto fosse repellente da
vedere così sanguinante, rotto, brutalmente dominato e fottuto, scattava
comunque qualche domanda sullo spirito sportivo, l'importanza del partecipare e
non... Porca miseria. Dopo una scopata così avvilente, la miseria va compensata
con il delitto verbale. L'imbarazzo gli cresceva ancor di più nella voce. Più
sottile e stridula di quando ancora nessuno dei due sapeva quanto male faccia
QUELLO. "Cooosa c'èèèè? Ma ti sta tremando il mento, ah, piccola?" Lo guardai
come se m'avesse ammazzato la mamma, e lui stile "e adesso?" mi diede una pacca
sulla coscia ancora nuda. "Adesso te la sei cucita. Ti ho spaccata per bene,
eheh, ci siamo. Eh sì, adesso stai lì buona buona. Ti ho sbattuto alla grande."
Tutto compreso di sè farneticava con un essere immaginario sul volante.
"Dai, gira qui." Non ce la facevo più davanti a tanta miseria, cominciavo a
vederci doppio. Le scopate non devono essere così e non devono finire così. Con
me che faccio la vittima sacrificale. "Perchééé?", si preoccupava. "Per
scoparmi." "Ma come! se ti ho montata, ti ho infilata come uno spiedino sul
cazzo, le palle mi schizzavano zio cantante!" cercava di autoconvincersi
sputando squallide volgarità a nastro. "Non è andata così." Non mi faccio fare
fessa da nessuno. Almeno bisogna dirlo, altrimenti a parte il sito anche questa
sera sarà il solito incubo. "Maaa, domani mattina io lavoro, devo alzarmi
presto!" "Vuoi girare, per piacere?" " Non posso..." "Anche il volante non ti
funziona?" certo, certo. "IO non posso." Eravamo già arrivati davanti a casa.
"Guarda che non mi hai scopato. Ma se ti fa piacere crederlo, credilo pure." La
bazzetta gli tremava. "Scusami...", inghiottiva il rospo e si girava a testa
bassa. La luce della strada, i container blu per i rifiuti umidi, i primi
muratori che andavano al lavoro. Uscendo dalla macchina mi parve di uscire da un
lager. Negli angoli degli occhi mi si raccoglievano le lacrime. Da lontano lui
che sbraitava "Nessuna s'è mai lamentata! Sai che significa? Che la TUA Figa non
funziona! Ah!" Quanto avrei voluto, alle cinque di mattina, chiamare tutti i
miei ex che mi scopavano bene, e dirgli che li amavo. Su in camera da letto, sul
pavimento erano sparpagliati reggiseni, reggicalze, calzini. Qualche ora fa mi
facevo tutta carina, impaziente di uscire con questa merda. Cosa diavolo è
successo? Lasciai che le mutandine bianche di pizzo, con la striscietta
grigiastra gia' asciutta, mi scivolassero giù da sole. Cominciai a piangere
rumorosamente, tutta rannicchiata sulla sedia del vanity. Sentivo freddo, ma non
avevo la forza di andare a letto, e fuori la luce proditoria dell'alba. Tutti
quei fazzoletti bianchi sparsi sul parcheggio ormai si vedevano benissimo. Devo,
dai, alzati. Sulla sedia è rimasta la "poccetta" del suo sperma. Ha corroso la
pelle e non sono più riuscita a toglierla. Una ferita più profonda della
pelle. |