30/5/2003: Lo Stupro

La donna era sdraiata nella morbida poltrona in quest'enorme camera da letto, intenta a sfogliare il giornale. Sul tavolino aveva appoggiato i piedi nudi. Il kimono di seta le si apriva in alto, chiuso soltanto dalla cintura all'altezza della vita, e lasciava scoperte le belle gambe fin quasi all'estremità delle cosce, facendo intuire la massa scura della vulva (forse erano soltanto le mutandine nere). Nonostante i 30 anni e la maternità , il suo grosso seno era ancora perfetto e pieno, con i capezzoli e le aureole che si erano ingranditi sproporzionatamente durante l'allattamento della figlia 10 anni prima, e da allora rimasti sempre grandi e sporgenti. La seta del kimono rimaneva tesa, formando delle ombre ben nette, ombre di volumi malamente celati, facilmente intuibili anche dall'oscuro canyon incuneatosi tra le due sfere e lasciato scoperto dal tessuto...

Quando sulla soglia della camera apparve l'uomo, la donna lo misurò per un attimo con lo sguardo da sopra il giornale e sfogliando due nuove pagine continuò a leggere. L'uomo sentì che ad ogni instante gli sfuggiva sempre più l'opportunità... quindi con passi veloci le si avvicinò, le strappò il giornale dalle mani. Lei non lo trattenne, abbassò soltanto le mani appoggiandole sul grembo, lo sguardo ancora su di lui, come filtrante attraverso le ciglia. Ma nondimeno, implacabilmente fisso nei suoi occhi.  Lui cercò di leggervi una qualche parola, ma nulla riusciva a percepire di inequivocabile. Non era uno sguardo interrogativo, ancor meno impaurito. Forse era l'espressione di un fastidio, quasi come ma va a farti fottere... ma lui sentiva che si trattava di un momento decisivo. La vena sul collo gli pulsava ed il sangue pompava veementemente lì sotto... non poteva fermare il corso degli eventi...  ed era sorprendentemente calmo.

Inginocchiandosi, prese i piedi di lei tra le mani, spostò il tavolino, le si pose in mezzo alle gambe, gliele fece divaricare. La donna non cessava di guardarlo dritto negli occhi, senza battere le palpebra... quasi una maniera di sopportazione stoica... non si mosse neppure quando l'uomo cominciò a sciogliere la cintura del kimono, una volta spostato dal grembo di lei le mani lasciate cadere prive di vita lungo i fianchi. Per fortuna egli sentì sotto il palmo delle mani che la donna stava ancora respirando. Una mossa sola e il kimono era aperto, lei ora scoperta nuda fino al collo... il seno ora sciolto le si era rapido adagiato ai lati, privato della leggera tensione della seta si mostrava nella sua imponenza, le due enormi aureole a circondare i capezzoli eretti che quasi dettando il moto dei seni erano tornati a penzolare leggermente verso il centro. L'intera massa era immobile ora, docilmente appoggiata ai lati delle mani di lui... che non poteva nasconderselo, era una delle sue spinte sessuali. Mise dunque mano a quei grossi seni, la vivida sensazione di star stringendo due soffici cuscinetti pieni di caldo liquido... s'insinuò col naso in mezzo alle due sfere... quale inebriante profumo, l'odore del sudore fresco dalle pieghe sotto il seno così pesante!... sosta estatica per la lingua... risalì verso i capezzoli sempre ritti, indugiò in due o tre volute intorno al destro, quindi, avidamente succhiato un istante il sinistro, più grosso, si abbassò sfiorando con le labbra la pelle liscia del ventre fino ad essere interrotto dai primi peli biondi che s'affacciavano invitanti dal bordo del tanga, e quasi nello stesso istante fu colpito dall'odore della vulva. Era caldo e suadente. Lo sguardo della donna rimaneva però vacuo. Sembrava quasi che lei stesse lievitando, a lui non restando altro che alzarla e farla scivolare verso il pavimento lungo la poltrona.

La testa diede contro la moquette. Non in maniera dolorosa, no di certo. In nessun modo questa piccola imperfezione avrebbe potuto intaccarne la femminilità.
Ma l'uomo sentiva soltanto i suoi fianchi, Dio come li sentiva, aveva voglia di urlare. Voleva toglierle il tanga, strapparlo... ma alla fine s'accontentò di spostarlo con le dita e penetrò di forza con uno scatto deciso, e all'incontrare quella dolce eppur asciutta resistenza non s'arrestò, finendo con il viso tra i seni di lei. E quasi all'unisono sentì se stesso emettere un suono cupo, animalesco, di godimento. Da quel momento in avanti non udì né vide più nulla. Sentiva soltanto il corpo di lei. Tutto. Grande. Teso. Imponente... sembrava quasi... un attimo... lei aveva mosso i fianchi? O forse gli era soltanto sembrato? Ad ogni modo, fu allora che tutto l'impetuoso flusso di un bacino per troppo tempo trattenuto dal riversarsi, si travasò in più getti nel caldo interno femminile. Tutto tremante l'uomo si alzò, per subito reinginocchiarsi tra le gambe di lei.
 
La donna era sdraiata sulla schiena. Con le braccia indolenti abbandonate sui lunghi capelli biondi (che la piccola figlia aveva ereditato), osservava l'uomo attraverso la sottile fessura delle palpebre socchiuse. Sembrava quasi irreale. Non avrebbe potuto essere più bella. Più piena di tutto.  E lui lì che in teoria l'aveva appena scopata e le sbavava addosso?
 
Girati i tacchi, sbatté contro il tavolino e senza neppur avvertire dolore egli si abbandonò sul letto, e quale una talpa penetrò tra numerosi cuscini per infine coprirsi la testa col copriletto. Il buio pesto in cui improvvisamente si trovò gli dondolava davanti, fu sul punto di alzarsi e andare a vomitare, ma non osò muoversi. Aveva paura di tutto quanto lo circondava, adesso. L'idea di dover ancora aprire gli occhi lo indisponeva. A questa sensazione di nausea  cominciava stranamente ad accompagnarsi una graduale sonnolenza. Forse era soltanto una lenta, leggera perdita di coscienza. Vi si abbandonava come se fosse stato prossimo alla morte. Gli passavano sopra camion pesanti, elicotteri militari, udiva il fischio continuo del telefono staccato... un'immagine di guerra nella quale egli era abbattuto sulla scena dell'orrendo delitto. In realtà si stava immergendo in una cloaca piena di merda. Sprofondava sempre più, inesorabilmente. Viveva oramai soltanto dell'aria dell'ultimo respiro. Il tempo rimastogli era dunque giusto sufficiente per poter oscillare un'ultima volta tra la maledizione e il pentimento?

Sentì allora che qualcuno stava cercando di sfilargli il copriletto di dosso.
Combatteva fortemente per la coperta. Lottava per il buio. Per la morte volontaria.  Ma quel qualcosa che gli si opponeva dal di fuori era irrefrenabile, l'aveva fatto girare sulla schiena e gli aveva posato la mano sulla fronte. Dimentica, gli disse la donna. Capisci anche tu che non ha più senso.

Si era chinata sopra di lui e cercava di fargli un sorriso.
Nel frattempo si era già vestita. Risistemata i capelli. Non v'era dubbio che fosse venuta lì a consolarlo. Ma quale consolazione? Erano ancora marito e moglie, solo per questo gli aveva probabilmente perdonato ancora una volta... ma forse era un'altra sua sensazione erronea, tra le tante.

Giocavo spesso a casetta tra le scatole e i vestiti nel guardaroba dei miei. La porta socchiusa era alla sinistra della testata del letto, opposta a quella che dava sul bagno dei miei. Non potevo ancora uscire, e da quella buia stanza guardavo mio padre che, rimasto solo sul letto, piangeva in falsetto come un cagnolino. Avevo 10 anni.

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